Adesso basta! Questa di Xanitalia è una farsa… speculativa.

Adesso basta! Questa di Xanitalia è una farsa!

Questa impresa ha deciso di abbandonare la città di Pesaro perchè c’è una “guerra tra bande” che per anni ha tenuto ferma la richiesta di un imprenditore di utilizzare un suo terreno adiacente allo stabilimento per ampliare l’attività produttiva attraverso lo sportello unico, procedura introdotta dal governo Berlusconi, per autorizzare e facilitare l’espansione delle attività produttive, cioè di posti di lavoro effettivi e produzione!

Rassegna Stampa

    1. Adriatico Xanitalia
    2. Messaggero Xanitalia
    3. Messaggero 15-2-13
    4. Carlino 14-2-13
    5. Caso Xanitalia

Per anni il Comune ha preso in giro questo imprenditore con un atteggiamento illiberale, aggravato dalla Regione Marche che, unica in Italia, per evitare che gli imprenditori investano nel territorio e per favorirne la fuga, ha bloccato con una legge proprio la procedura dello sportello unico previsto dalla legge nazionale.

Non voglio prendermi dei meriti, ma da prima che fosse approvata quella legge illiberale e autolesionistica, avevo denunciato il principio di carattere generale, non limitandomi alla protesta, ma presentando degli emendamenti convinto che si trattasse di una svista. Invece no, era proprio quella la volontà: fermare tutte le imprese, perché non devono ampliare le attività produttive, non c’è bisogno di creare occupazione, non serve favorire e attrarre investimenti.

In questa assurda logica si è svolto il dibattito; sembrava, il blocco degli sportelli unici, una ripicca ideologica mascherata da ambientalismo. Mascherato e falso ambientalismo perché in realtà bloccando lo sportello si vorrebbe far passare l’idea che bisogna fermare il consumo del territorio, quando in realtà la verità è tutt’altra.

[pullquote]Tanti speculatori negli anni scorsi si sono fatti trasformare i terreni agricoli in artigianali per rivenderli con l’illusione dei leasing che facilitavano tali passaggi.[/pullquote]

Oggi invece, che i leasing non sono più interessati e le banche ancora meno, questi capannoni sono difficilmente collocabili: per questo si è ben pensato di vietare alle imprese di ampliarsi dove già producono così da costringere gli imprenditori a comprare già gli esistenti. Pertanto la falsa morale ambientalista che ho ascoltato su questa vicenda è ridicola.

L’unico che come me ha fatto quanto possibile per correggere questa stortura è stato Mirco Ricci, ma siamo stati inascoltati. Un anno fa avevamo presentato un emendamento ad una proposta di modifica della legge che la maggioranza non ha mai voluto portare  in aula.

Però io non mi rassegno e non ho perso il coraggio di difendere un principio. Ieri su proposta di Mirco Ricci e mia, abbiamo depositato una nuova proposta di legge che elimina il blocco delle procedure in sportello unico e si può approvare anche giovedì prossimo se c’è la volontà politica. Quindi adesso basta giochi!! Se si vuole rimediare a questa stortura, lo si può fare senza nascondersi dietro la burocrazia.

Giova qui ricordare che la battaglia che ho fatto e che vorrei fosse condivisa dall’intera aula non è per il caso specifico o per la persona in questione, ma per il principio generale! Oggi fermare la produttività, favorire la fuga di attività produttive e perdere posti di lavoro è un delitto di cui la politica marchigiana sarà responsabile!

Hanno ragione Drudi, Varotti, Cinalli e Di Sante: questa vicenda sembra incomprensibile! L’interesse generale dev’essere quello di incentivare l’insediamento produttivo per aumentare i posti di lavoro, non il contrario! E invece, a Pesaro è meglio non muovere gli equilibri delle politiche speculative ed edilizie! Altro che ambientalismo e consumo del territorio!!

Ancora più incomprensibile, condivido ancora con il presidente Drudi, la politica economica contraddittoria della Regione che da un lato, giustamente, investe 9 milioni di euro e crea strumenti per favorire l’arrivo di attività produttive e per incentivare le imprese ad investire nelle Marche; dall’altro inventa norme urbanistiche, unica realtà in Italia, per bloccare proprio l’ampliamento e quindi l’aumento di capacità produttiva e occupazionale.

[pullquote]Quello che sfugge è che la globalizzazione e la crisi hanno travolto le logiche corporative,[/pullquote]

per le quali chi faceva impresa poteva permettersi di acquistare i capannoni di altri, accedere al credito e caricare tutto sui costi di produzione. Oggi, e in futuro sempre di più, tutto questo non sarà più possibile perché l’imprenditore avrà l’opportunità di produrre in modo analogo in vari paesi del mondo, oltre che in Italia, e sceglierà di andare laddove sarà più conveniente, come le logiche di impresa impongono. Questo principio però sancirà la fine per quei territori come Pesaro, in cui ancora si pensa di poter imporre logiche corporative di interessi speculativi da scaricare sulle imprese. I posti di lavoro si sposteranno quindi altrove, dove si capisce più in fretta che la ripresa dipende dalla capacità di attrarre investimenti e di produrre posti di lavoro.

Non si può più stare alla finestra a guardare!

La proposta di legge può essere approvata subito. Adesso ognuno si prenda la propria responsabilità.

Vedi la cronistoria in Consiglio Regionale:

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Consigliere Regionale, Assemblea Legislativa delle Marche.