CARLONI “PIU’ PARITA’, MENO POLTRONE”

INTERVENTO CONSIGLIERE CARLONI

15 Ottobre 2019

SULLA PROPOSTA DI MODIFICA DELLA LEGGE ELETTORALE

La presenza femminile in quest’aula, anche se scarsa numericamente, è stata in questi anni molto positiva qualitativamente, per quanto mi riguarda ritengo che ai vertici delle istituzioni le donne siano più capaci e riescano ad umanizzare il ruolo che ricoprono quale che sia. Nei rapporti tra colleghi è stato molto più positivo il rapporto politico che ho avuto con le colleghe, lo dico apertamente;

La loro sensibilità ed intelligenza le contraddistingue.

Voglio ribadire, come già fatto in commissione, che è auspicabile l’introduzione della doppia preferenza per favorire l’elettività di entrambi i generi e poiché sia l’elezione per il consiglio comunale che per il parlamento europeo vedono una doppia preferenza di genere, con questa legge introduciamo la possibilità di esprimere non più una, ma due preferenze purché di sesso diverso; quindi è una opportunità in più di rappresentatività democratica.

Desidero esprimere il mio voto favorevole alla modifica della legge elettorale così come concordato dalla capigruppo. Vorrei anche che fosse chiaro che la doppia preferenza viene introdotta per volontà unanime dell’assemblea legislativa delle Marche. Non stiamo facendo un gesto eroico, non ci sono stati nemmeno gesti eroici di singoli. In queste settimane semplicemente eravamo tutti d’accordo perchè si inserisse e, peraltro, avevamo preso l’impegno con le associazioni che ci hanno sollecitato in tal senso di approvarla oggi come previsto. Siamo conformi all’impegno preso. Eviterei “protagonismi” sul tema perchè svilirebbero il senso stesso della battaglia che proprio per la sua condivisione assume un valore ultra-politico.

Se per eleggere un consigliere comunale si può esprimere una doppia preferenza di genere con questa modifica si potrà farlo anche per il consiglio regionale delle Marche. Abbiamo allineato la normativa come si aspettavano molti cittadini.

Ed io sono favorevole e lo dico chiaramente!

Vorrei cogliere questa occasione per parlare di ostacoli da rimuovere per realizzare una vera parità di genere. Molto spesso le donne nella nostra regione sono ostacolate dalla mancanza di servizi e di uno stato sociale che le consenta di riuscire a fare la madre e la lavoratrice, il manager, il libero professionista, l’imprenditore o il politico. Mi piacerebbe che si parlasse del fatto che le Marche sono indietro su molti livelli essenziali di servizi per favorire la parità. In questi anni non sono state messe in campo politiche che fermassero il declino delle natalità, dell’impossibilità economica di fare figli, degli asili che sostengano realisticamente le famiglie ma le donne in particolare. La maggior parte delle donne sono ancora costrette a scegliere tra carriera, lavoro e famiglia. La scelta non ci deve essere: una donna oggi deve poter realizzare la sua vita in tutte le sue forme senza limitazioni. Su questo vorrei far ragionare l’Assemblea Legislativa delle Marche.

Mentre parliamo della preferenza per far eleggere più consiglieri donna le statistiche dimostrano come nelle Marche l’età media delle madri al parto è più alta che nel resto d’Italia, le nuove nascite vengono in gran parte compromesse dalle possibilità economiche delle giovani coppie e dai problemi di gestione dei figli da parte dei genitori che per precarietà finanziaria e per estrema flessibilità oraria si trovano sempre a dove scegliere: famiglia o carriera, vita sociale, partecipazione alla politica o altro.

Per i fortunati lavoratori con contratti a tempo indeterminato invece il problema principale è legato non tanto ai primi mesi della maternità, ben tutelati dalla legge, quanto il mancato riconoscimento del valore sociale della maternità e di ciò che ne consegue: la carenza e il costo elevato dei servizi per l’infanzia, la frustrante ricerca della conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, la scarsa condivisione della responsabilità familiare che è dimostrato come ricada quasi sempre sulla donna. In Italia solo il 63% dei manager riesce a conciliare lavoro e famiglia, bilanciando carriera e affetti, un dato di gran lunga inferiore a quello di altri paesi. Le donne manager italiane, in particolare, investono nel lavoro più di 9 ore al giorno contro le 8,2 delle statunitensi e le 7,1 delle tedesche. Di contro, dedicano solo 3,7 ore in media al giorno per la casa, il coniuge e i figli. ( fonte federmanager)

A questa condizione si aggiunge poi il grande cambiamento sociale dovuto al progressivo innalzamento dell’età media e al conseguente aumento dell’età pensionabile che fa si che i nonni non costituiscano più una risorsa nella gestione dello stato sociale. Nelle Marche i servizi per l’infanzia è di gran lunga sotto la media, infatti è al penultimo posto nel rapporto scuole private dell’infanzia private sul totale delle scuole. Insieme alla perdita di natalità, la scarsità dei servizi per l’infanzia e la fuga di molti marchigiani all’estero specie dopo la laurea crea nella nostra regione la tempesta perfetta. Mi è capitato più volte di raccogliere il grido di giovani madri che volevano organizzarsi per aprire degli asili privati sbattendo contro la burocrazia.

Ebbene molte norme dipendono da Noi.

Oggi votiamo la norma per favorire la partecipazione nelle istituzioni, quella più alta, il consiglio regionale, ma ci sono tante donne che non possono fare i lavori che vorrebbero o non possono permettersi di partecipare alla politica perchè non trovano asili.

In Italia, per aprire una scuola materna privata, cioè, non statale ma autorizzata e paritaria, bisogna avere determinati requisiti, come l’apertura della partita IVA, la cittadinanza italiana e il compimento dei 30 anni di età per poi seguire gli opportuni passi previsti dalla legislazione italiana. In particolare, è necessario affrontare con impegno la burocrazia per ottenere le varie autorizzazioni e certificazioni obbligatorie.

Ad oggi il riferimento normativo principale nella definizione dei requisiti degli edifici che ospitano le scuole materne è il D.M. 18.12.1975, recante le Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica.

Nello specifico, dopo aver scelto i locali da adibire a scuola dell’infanzia privata, si deve:

fare domanda all’ASL del territorio in cui fondare la scuola materna per richiedere la certificazione d’idoneità dei locali in cui svolgere l’attività in proprio, in particolare, che attesti i requisiti legali, sanitari, tecnici e qualitativi per la sicurezza, l’igiene e la struttura delle stanze della scuola;

richiedere le autocertificazioni dei titoli di studio del personale docente, ausiliario e amministrativo;

ottenere la documentazione sanitaria che attesti l’idoneità fisica, concernente lo stato di salute, dei docenti e degli ausiliari;

fare compilare a tutti i dipendenti le autocertificazioni con i dati anagrafici, le esperienze professionali e i titoli di studio;

fare domanda alla Direzione didattica statale, compilando il modulo preposto in cui specificare il numero delle aule, gli elenchi dei bambini ospitati e gli orari di apertura e chiusura della scuola materna;

spedire la domanda al Provveditorato perché la scuola materna possa essere riconosciuta come scuola paritaria, allegandovi l’atto di costituzione della società di gestione, l’idoneità dei locali e il contratto individuale del personale assunto, entro il 31 dicembre di ogni anno;

ottenere le polizze assicurative per proteggere i bambini che hai accolto e il personale che hai assunto.

Tutto è sottoposto ad una commissione dell’ambito sociale che molto spesso tende a non dare le autorizzazioni.

Per questa e per tante altre ragioni occorre combattere le pari opportunità laddove ci sono degli ostacoli sociali alla piena realizzazione o alla pari condizione rispetto all’uomo e su questo la regione può e deve fare ancora tanto. Siamo anche convinti che l’esempio che diamo oggi ai marchigiani sia un primo passo. Ma c’è molto da fare per realizzare la piena parità di genere.

Quello che non ci aspettavamo è che il Partito Democratico utilizzasse questo tema condiviso da tutti, sfruttando la volontà di mettere mano alla modifica della legge elettorale, per inserire più assessori esterni e, soprattutto, l’aumento della percentuale per ottenere il premio di maggioranza.

E’ chiaro quindi a tutti che oltre a violare l’impegno preso in capigruppo di introdurre solo la doppia preferenza di genere, qui si vuole manipolare l’aula e i cittadini che volevano un riequilibrio tra maschi e femmine. Non ci aspettavamo questa scelta di cattivo gusto con una norma che introduce incompatibilità tra assessore e consigliere togliendo il limite di 3 esterni, si apre la strada per aumentare le “poltrone” infatti potranno arrivare anche altri esterni con un aumento del numero di consiglieri e di costi peraltro già stimato in 620.000,00 euro all’anno.

Inoltre “ad adiuvandum” si è ben pensato di aumentare fino al 43% la soglia per ottenere il premio di maggioranza. Questo nuovo strumento cambia le regole del gioco in corsa e serve a favorire accordo tra Movimento 5 stelle e Partito Democratico.

Ritengo che ci siano da dare risposte alle donne e agli uomini di questa comunità molto più coerenti con la vita reale che con il numero di assessori esterni o della soglia del premio di maggioranza.

Per coerenza abbiamo presentato degli emendamenti che ripristinano l’atto che ci sottoponete alla sua originalità: intruzione della doppia preferenza.

Vi chiediamo di votarli insieme e togliere questa strumentale stortura e far vedere davvero che l’obiettivo era la parità di genere e non quella di sprecare i soldi dei cittadini o agganciare le “joint venture” della politica nazionale che vedrebbero parti contrapposte apprestarsi alla spartizione delle poltrone.

Siamo pronti a votare tutto insieme se togliete le parti che non erano nell’accordo della capigruppo. In ogni caso votiamo e voteremo la doppia preferenza perché manteniamo l’impegno preso non con voi, ma con le donne e gli uomini delle Marche.

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Consigliere Regionale, Assemblea Legislativa delle Marche.