PAPA FRANCESCO E’ IL PUNTO DI RIFERIMENTO MONDIALE PER UNO SVILUPPO ECOSOSTENIBILE

DISCORSO IN OCCASIONE DELL’INCONTRO SULL’AMBIENTE IN CONSIGLIO REGIONALE

Eminenza Cardinal Menichelli,

Professor Zamagni,

Presidente Ceriscioli,

Colleghe e Colleghi,


Vi ringrazio per l’opportunità che è stata data in quest’aula di condividere con voi alcune riflessioni in merito all’enciclica “Laudato si” con cui il Santo Padre ha voluto richiamare la nostra attenzione sul presente che stiamo costruendo e sul futuro che abbiamo davanti.


L’AMBIENTE E’ LA CASA COMUNE

Fin dal sottotitolo del libro “sulla cura della casa comune” si comprende come Papa Francesco ponga una relazione stretta tra l’uomo ed il Creato e lo fa mettendo a nudo e criticando le fragilità e le contraddizioni del nostro modello di sviluppo interessato più al profitto che al bene comune. Ma proprio partendo da questo punto il Santo Padre invita ad uno scatto di responsabilità e a coltivare una maggiore cultura basata su un reciproco e responsabile rapporto tra uomo e natura che coinvolga tutte le persone attraverso un impegno collettivo. La politica stessa è richiamata a non farsi schiacciare da quello che viene chiamato “il paradigma tecnocratico” che “tende ad esercitare il proprio dominio sulla economia e sulla politica”. Ed è questo il cuore della riflessione che pongo a quest’aula. La nostra casa comune deve ergersi su fondamenta differenti rispetto a quelle attuali e deve basarsi proprio su un rinnovato rapporto tra uomo e ambiente, senza però lasciarci vincere dall’ipocrisia di quel finto ambientalismo di chi, sfruttando la buonafede di tanti, mira solo ad arricchire lobbies economiche e “politicamente corrette” animate da logiche ancor peggiori di quelle che vorrebbero sostituire. Domanda: Quanti danni ambientali ha prodotto quel finto interesse per alcune modalità di produzione di energie alternative che ha poi riempito in questi anni le nostre colline di fredde lastre di pannelli fotovoltaici? Quanti contributi pubblici sono stati erogati per sviluppare tecnologie ecosostenibili ma inefficienti che hanno prodotto solo l’incremento dei costi dei servizi, aumentato le povertà e creato maggiori disparità sociali?
E’ arrivato il momento di un rapporto tra uomo e natura maturo, serio e responsabile che dia un significato preciso alle parole sfruttamento e sviluppo.

TUTELARE LA NATURA E NON DOMINARLA

Sfruttare la natura” non significa dominarla o possederla, perché noi non siamo proprietari di questo mondo ma solo custodi, ma significa, anche etimologicamente, voler coglierne il frutto, la parte migliore, accrescendo le opportunità che ci offre, al fine di ridurre le diseguaglianze e permettere a tutti l’accesso a servizi essenziali, preclusi o troppo costosi ancora per molte persone.

“Crescere” non significa avere come riferimento solo numeri ed indici economici, ma maturare la consapevolezza di dover coniugare lo sviluppo accanto alla protezione dell’ambiente creando le condizioni ottimali per gli investimenti in ricerca, perché solo in questo modo possono essere trovate quelle tecnologie innovative che permettono quei miglioramenti tecnici che si traducono in processi produttivi sempre più innovativi e realmente ecosostenibili. Un gigante del nostro secolo, Gandhi disse : “Ci sono abbastanza risorse per soddisfare i bisogni di ogni uomo, ma non l’avidità di ogni uomo”. Il peggioramento e il declino ambientale avvenuto in questo ultimo secolo non è solo figlio della cieca visione di chi ha ritenuto le risorse naturali fossero illimitate e le ha sfruttate per il proprio interesse, ma anche a causa di chi ha fatto della negazione il proprio credo assolutista. Il “No a prescindere” ha prodotto danni eguali al “Sì ad ogni costo” perchè entrambi sono figli di una visione ideologica aprioristica da sconfiggere. È proprio questa la sfida che abbiamo davanti a noi. Quando il Santo Padre dice in questa enciclica “La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi princìpi e pensando al bene comune a lungo termine” invita ognuno di noi , ma soprattutto chi ha responsabilità politiche, proprio a compiere scelte politiche coraggiose, lontane dagli schemi e dalle logiche del passato e basati sulla necessità di imprimere un punto di svolta senza ipocrisia.

PAPA FRANCESCO RIFERIMENTO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

Il magistero di Papa Francesco si sta ponendo senza sé e senza ma come il punto di riferimento mondiale per cattolici e laici sulle tematiche dello sviluppo sostenibile. Il suo insegnamento è moderno e profetico come ha dimostrato nelle scorse ore con l’intervento alle Nazioni Unite, in cui ha definito un “segno di speranza” l’approvazione “dell’Agenda 2030” sugli obiettivi di sviluppo che stabilisce un quadro globale per l’eliminazione della povertà ed il conseguimento dello sviluppo sostenibile sulla base degli obiettivi di sviluppo del millennio (Osm) adottati nel 2000. Davanti ai leader del mondo riuniti ad ascoltarlo il Papa ha ricordato come esista un vero diritto dell’ambiente e che “ogni danno a quello è un danno all’umanità” aggiungendo che “la brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale, conduce tanto ad abusare dei mezzi materiali disponibili quanto ad escludere i deboli ed i meno abili”. La tutela della natura e la lotta alla povertà sono connesse tra loro da un vincolo indissolubile al quale le relazioni politiche ed economiche devono dare risposte come ha detto il professor Zamagni. Ma la straordinarietà di questo di discorso non si limita ad una denuncia. Non possono passare in secondo piano gli applausi ottenuti quando papa Francesco ha esortato il mondo a tradurre le promesse in realtà e trasformare questi provvedimenti e questi protocolli in un efficace strumento con cui rivoluzionare il presente e non solamente in un momento di collegialità finalizzato a tranquillizzare quella coscienza di cui di tanto in tanto si sente il peso e la consapevolezza di chi è consapevole di lasciare ai propri figli un mondo peggiore. In questo senso la prossima conferenza di Parigi sul cambiamento climatico che si terrà a fine Novembre dovrà sancire una netta discontinuità rispetto al recente passato producendo accordi effettivi e non limitarsi a semplici fogli di carta firmati dai capi di stato contenenti solo buoni propositi. Come ha detto prima Zamagni, gli impegni internazionali oggi vanno tradotti in azioni concrete.


Sua Eminenza,

Il Santo Padre ha posto in maniera chiara, con un linguaggio universale, semplice e comprensibile a chiunque, i termini della sfida che abbiamo davanti a noi.

Vi ringrazio per l’opportunità che ci avete dato e di aver sollevato una discussione molto utile, perchè anche se non abbiamo trattati internazionale da retificare, nella quotidianità abbiamo tante scelte da prendere.

Ancona, 29 Settembre 2015

 

Galleria Fotografica: 

con il cardinal Edoardo Menichelli
con il professor Stefano Zamagni 
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Consigliere Regionale, Assemblea Legislativa delle Marche.